Area tematica - Bologna Mineral Show

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Via Gino Cervi 2 - 40033 Casalecchio di Reno (BO)
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Edizione 2017

 
Le mostre tematiche a sfondo mineralogico sono quattro e proporranno una serie di campioni di varia provenienza e di rara bellezza :
• Le miniere di manganese della Val Graveglia
• Fluorescenza nei minerali
• Minerali dell'India
• Le meteoriti


Le miniere di manganese della Val Graveglia, nella provincia di Genova, sono note ai collezionisti per la presenza di oltre centottanta specie mineralogiche tra cui varie di notevole rarità, alcune di elevate caratteristiche estetiche e ben sedici di queste hanno la loro type locality proprio nelle varie sezioni minerarie della stessa vallata chiavarese.
La storia mineraria ebbe inizio nel 1876 quando l’ing. Auguste Fages giunse in valle attirato dai locali depositi cupriferi ma subito si rese conto che il minerale utile principale era la braunite che proprio in quel periodo iniziava ad essere impiegata su larga scala anche nella siderurgia. A lui si alternarono varie società italiane poi l’ILVA, la Ferromin, l’Italsider ed infine, dal 1976, la Sil.Ma, società a carattere cooperativo.
L’estrazione del minerale di manganese è stata sospesa nel 2009 ma la miniera di Gambatesa oggi sopravvive poiché è Museo. Sono visitabili gli impianti esterni e parte delle gallerie in sotterraneo con la visita di un enorme vuoto di coltivazione, testimonianza della più grande lente di manganese rinvenuta in Europa.
La storia delle miniere di manganese della Val Graveglia è un intreccio di vicende umane e minerarie dove alla tenacità dei minatori risponde l’ingegno dell’industria con macchinari sempre all’avanguardia.
A questa miniera e alla mineralogia ligure è dedicata una delle mostre tematiche con importanti campioni provenienti da Musei e collezioni private.

All'interno di questa tematica avremo anche il piacere di ospitare nelle giornate di venerdì 10 e domenica 12 (ore 11.00) la presentazione ufficiale del nuovo libro "Manganese, Minerali, Miniere e storie di Val Graveglia" di Giuseppe Passarino.

Fluorescenza nei minerali:
Quando ammiriamo i minerali esposti nelle vetrine dei musei, di collezionisti privati e alle mostre mineralogiche quasi sempre ci soffermiamo alla valenza estetica dei campioni. Con questa mostra tematica  vedrete un’esposizione particolarmente affascinante di minerali fluorescenti in luce ultravioletta, resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo di Mineralogia dell’Università “La Sapienza” di Roma che esporrà una parte della propria collezione.
I minerali fluorescenti nella quasi totalità, dal punto di vista estetico, non sono appariscenti ma nel buio di una stanza con l’illuminazione ultravioletta si trasformano in veri capolavori altrimenti non visibili con la normale luce.


Minerali dell'India:
Per la mineralogia estera si è voluto allestire una mostra sui minerali indiani, eccezionali per dimensioni e colore. Un caleidoscopio di colori, bellissimi minerali che faranno rimanere a bocca aperta tutti i visitatori del 48° Bologna Mineral Show

Le Meteoriti:
Dallo Spazio cadono sulla Terra  meteoriti  e questo avviene da milioni di anni, si è voluto quindi dedicare a questi corpi di origine extraterrestre una mostra tematica al 48° Bologna Mineral Show.
Sarà presente anche quest’anno il Museo Bombicci di Bologna, con una rassegna delle preziose e rare meteoriti della sua collezione e a completare questa tematica saranno esposte meteoriti dei Musei di Roma, Milano e Modena e di un importante collezionista italiano.


 Le mostre paleontologiche saranno due:
• I fossili di Bolca
• I Fossili delle argille Astigiane.
La prima ospiterà per il quarto anno consecutivo la famiglia Cerato che da oltre 250 anni ricerca nelle cave di Bolca pesci fossili di ineguagliabile bellezza e importanza scientifica e in occasione del Bologna Mineral Show del 2017 porterà dal museo di famiglia altri reperti fossili mai presentati al pubblico al di fuori del loro museo.

La seconda riguarderà i Fossili delle argille Astigiane con l’esposizione di nuove acquisizioni di reperti rinvenuti sulle sponde del fiume Tanaro e in tutta la provincia di Asti.

I Fossili delle argille Astigiane
Anche quest’anno l’Ente Aree Protette Astigiane in occasione della 48° edizione del Bologna Mineral Show, continua con l’esposizione di alcune recenti acquisizioni del Museo Paleontologico dell’Astigiano. Queste sono costituite da esemplari di molluschi fossili molto particolari e porzioni di tronchi fossili mineralizzati, tutti provenienti da giacimenti affioranti lungo il corso del Fiume Tanaro, in prossimità della città di Asti.
Una carrellata dei più importanti e rari fossili di questi sedimenti astigiani provenienti dalle argille plioceniche risalenti a 5 milioni di anni fa circa comprende
i coralli piritizzati, i bizzarri molluschi gasteropodi del genere Xenophora con specie rarissime e dalla conservazione eccezionale, caratteristici per agglomerare sul bordo del guscio altre conchiglie e il più grande gasteropode fossile del Pliocene italiano la Charonia lampas.
Novità interessante sono alcuni esemplari di Vermetidi, cioè gasteropodi con la conchiglia tubolare a crescita irregolare che in questo caso hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli e non comuni, inoltre queste strutture rigide, sul fondo dell’antico mare, formavano una base d’ancoraggio per diversi organismi, infatti nei campioni esposti si possono osservare dei Balanidi (Artropodi Cirripedi) che si sono attaccati ai Vermetidi e caso del tutto eccezionale un Echinoide (riccio di mare irregolare), che conserva ancora il guscio, ha trovato la sua tana proprio in mezzo a queste conchiglie.
Eccezionali sono le tre specie diverse di ossi di seppia con conservazione ottimale, in parte piritizzati. Questi fossili sono vere e proprie rarità sia per la casualità dei ritrovamenti, sia per la difficoltà della conservazione della struttura dell’osso di seppia.
Le seppie sono cefalopodi, classe che comprende anche i polpi, i calamari, i nautili e gruppi ormai estinti come le ammoniti e le belemniti. Le seppie hanno una particolare conchiglia interna, il cosiddetto “osso di seppia”, che si presenta porosa e leggera, concamerata in setti molto fitti. Questa particolare struttura ha un significato funzionale preciso, permette al gas azotato ivi contenuto di passare tranquillamente attraverso le porosità favorendo il galleggiamento dell’animale, tramite opportune regolazioni di pressione.
Si può facilmente comprendere la difficoltà della fossilizzazione di strutture così delicate e fragili come gli ossi di seppia. Infatti, per conservarsi questi resti dovevano trovarsi in condizioni particolari, cioè in ambienti sedimentari profondi, molto tranquilli, con bassa ossigenazione del fondo e con tassi di sedimentazione abbastanza alti, in modo da essere sepolti velocemente da depositi che li isolassero dalle acque permeanti. Queste condizioni sono proprio quelle testimoniate dalle argille del Fiume Tanaro.
Infine, una sezione è dedicata ai ritrovamenti di legni fossili che con varie tipologie e conservazione rendono questi reperti tipici di questa località. Tra questi, oltre a porzioni di tronchi più o meno “lavorati” dall’azione  protratta nel tempo delle acque del fiume che ne ha modellato le forme, spicca un campione conservato per silicizzazione con formazioni di calcedonio azzurro.
Questo a conferma che questo tratto del fiume si rivela sempre più un importante giacimento fossilifero



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